Fatto con l'accetta.

Fabbricato in modo grossolano, senza grazia, con poco interesse. L'espressione può essere usata anche per una persona dal carattere rude.

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Filo d'Arianna.

Un elemento che conduce alla soluzione di una situazione complicata. Secondo il mito, dopo aver ucciso il Minotauro, Teseo ritrovò l'uscita del labirinto grazie al filo datogli da Arianna, che lo stesso Teseo avevo steso lungo il suo cammino.

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Furbo di tre cotte.

Persona la cui furbizia è estremamente sottile e raffinata. Avrebbe origine dal processo di raffinazione di tutti quei cibi che, per avere una buona qualità, necessitano di raffinarsi con cotture successive. Lo zucchero, per esempio, si dice di "tre o sei cotte" quando è molto raffinato.

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Gettare il guanto.

Provocare o sfidare apertamente qualcuno. Gli antichi cavalieri gettavano un guanto per sfidare a duello chi, raccogliendolo, accettava la sfida. Per tale motivo si dice anche "Raccogliere il guanto".

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Gettare la spugna.

Ritirarsi da un'impresa, dichiararsi vinto. Nel pugilato, per evitare una brutta sconfitta al pugile, l'allenatore può gettare sul ring l'asciugamano (una volta la spugna) dichiarando così il ritiro del proprio atleta.

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Gettare l'abito.

Passare dallo stato religioso/sacerdotare allo stato laicale. Allontanarsi dall'ordine religioso. Contrario al modo di dire "prendere l'abito"

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Gettare olio sulle onde.

Tentare di pacificare o rasserenare qualcuno. Anticamente, per cercare di attenuare la potenza delle onde generate da una tempesta, i marinai erano soliti gettare nel mare dell’olio.

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Indorare la pillola.

Rendere meno spiacevole una brutta notizia. Una volta, le pillole, anche le più sgradevoli erano ricoperte di uno strato di liquirizia dorata.

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Lacrime di coccodrillo.

Fingere di provare dispiacere per qualcosa quando, in realtà, si è disinteressati a quanto è accaduto. Anticamente si credeva on corrispondente che il coccodrillo lacrimasse dopo aver divorato un uomo.

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Lavarsene le mani.

Declinare ogni responsabilità, lasciando che la decisione venga presa da qualcun altro. L'espressione allude ad un passo del Vangelo, in cui Ponzio Pilato, lavandosi le mani davanti al popolo, dichiarò di non essere responsabile della morte di Cristo.

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Lotta senza quartiere.

Una lotta senza esclusione di colpi o tregue. Nei duelli la persona sfidata aveva la possibilità di ritirarsi in cambio di una somma di denaro, detta appunto "quartiere". Prima di ogni duello, lo sfidante poteva decidere se accettare la somma di denaro in caso di resa dell'avversario o di battersi all'ultimo sangue.

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Mangiarsi il grano in erba.

Dimostrare scarsa parsimonia, eccessivo consumo di un bene. Si pensa che provenga dal fatto che in passato si usava  vendere il raccolto quando ancora non è giunto a maturazione.

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Menar per il naso.

Prendere in giro, ingannare. Indurre qualcuno, attraverso inganni o raggiri, a fare quello che si vuole (senza che ne sia consapevole). Si pensa che l'espressione faccia riferimento alla possibilità di prendere un bue per il naso per condurlo (disciplinatamente) dove si vuole.

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Menare il can per l'aia.

Farla lunga, indugiare in modo da non arrivare ad una conclusione e lasciare le cose come stanno. L'aia (cortile interno delle fattorie) è uno spazio troppo piccolo per "condurre" (menar) il cane, il quale necessita di spazi decisamente più ampi.

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Mettere i puntini sulle i.

Puntualizzare (spesso eccessivamente) una cosa per evitare che ci siano dubbi. Essere molto scrupoloso, preciso.

In passato la "i" veniva riportata senza il puntino. Quando alcuni cominciarono ad utilizzarlo (per meglio distringuere la lettera dalle altre) essa parve una meticolosità esagerata.

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Mettere il carro innanzi ai buoi.

Fare una cosa con troppo anticipo ovvero che dovrebbe essere fatta solo dopo un'altra. Occuparsi di una cosa con troppo anticipo creando, spesso, inutili difficoltà. L'espressione usa il paradosso, infatti non ha molto senso mettere dei buoi (da traino) dietro un carro (che deve essere trainato).

Curiosità: E ci sono anche delle curiosità da scoprire.

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Mettere una mano sul fuoco.

Essere assolutamente certi di una cosa/affermazione. Al contrario, nella forma negativa si usa per esprimere incertezza e dubbi.

Origine 1: Nel medioevo si usava mettere la mano sul fuoco per attribuire valore di giudizio divino ad una prova.

Origine 2: Deriva da una leggenda romanda: un cittadino tentò di uccidere il Re e, non riuscendoci, si punti bruciando la propria mano sul fuoco

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Muoversi dietro le quinte.

Determinare un evento o influire su una situazione, senza mai mostrarsi o esporsi. La Quinta o teletta (nel teatro occidentale contemporaneo) è l'elemento scenico che serve a delimitare lo spazio scenico. Oltre ad impedire al pubblico di vedere i muri del teatro e il retroscena o altre strutture di servizio, serve a nascondere le numerose attività necessarie allo svolgimento dello spettacolo.

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Nascere con la camicia.

Avere sempre la fortuna dalla propria parte. I bambini che nascono con il sacco amniotico integro (“con la camicia”) vivono un parto più naturale e quasi non si accorgono di nascere.

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Non essere uno stinco di santo.

Riferita ad una persona che lascia molti dubbi sulle proprie virtù ovvero che passa per essere poco raccomandabile.

Nei reliquiari (dove spesso sono posti i corpi dei santi) l'osso della tibia è generalmente la più in vista (grazie alle maggiori dimensioni rispetto alle altre ossa)

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